Leggo "
L'Ombra dello scorpione" di Stephen King.


Un virus letale sfugge al controllo dell'esercito americano e si diffonde in tutti gli stati uniti a velocità impressionante. I sintomi sono quelli di una banale influenza ed per questo che all'inizio è impossibile per la gente comprendere la pericolosità del virus. Il 99 percento della popolazione della terra non sopravvive. Solo l'1 percento degli esseri umani, naturalmente e incomprensibilmente immuni al virus, continuano a vivere su una terra paralizzata nella morte. Niente elettricità, niente tv, niente automobili, solo strade ingombre di fuggiaschi colti dalla morte in viaggio, negozi vuoti e case abbandonate, bare silenziose che custodiscono i cadaveri di famiglie intere.
Cosa accade a una umanità così prostrata? Fa quello che fa sempre in questi casi. Si scinde tra bene e male, tra la religiossissima e vecchissma veggente Mother Abagail, e l'uomo nero Randall Flagg, il Signore delle tenebre. I sopravvissuti si radunano attorno a l'uno o all'altra, riproducendo due modelli di socialità diversa, una più "comunitaria" e democratica, l'altra più dittatoriale e fondata sulla paura e sulla violenza. Lo scontro tra i due gruppi si fa inevitabile.